Archivio per Categoria Agricoltura e alimenti

DiMarco Strada

L’impresa agricola ricopre un ruolo fondamentale nel nostro sistema socio-economico.

Il settore agroalimentare, insieme a quello del turismo, è uno dei campi dove l’Italia può vantare una conosciuta e particolare qualità che, se adeguatamente sfruttata, può distinguerla dalle economie più “solide” continentali ed extraeuropee. L’agricoltura, se “guidata” correttamente , diventa inoltre un mezzo imprescindibile per la tutela dell’ambiente e per creare posti di lavoro al di fuori delle aree metropolitane.

Il problema dell’impresa agricola Italiana

L’importanza dell’impresa agricola nella nostra Storia è però anche il principale limite del settore nel mercato moderno. l’Ordinamento Italiano, dopo lo smantellamento dei latifondi, ha favorito la “polverizzazione” dell’impresa agricola, confidando che un universo di piccoli imprenditori, ognuno concentrato sui propri “ristretti” possedimenti, potesse redistribuire la ricchezza e garantire la migliore valorizzazione delle risorse.

Il progressivo venire meno delle misure protezionistiche e il confronto con il mercato globale hanno dimostrato l’erroneità di questa scelta. Il “piccolo” agricoltore non può avere la forza economica per competere con realtà strutturate, capaci di offrire prezzi migliori, pianificare la produzione in funzione del mercato e investire su qualità e marketing. Inoltre, risulta privo di qualsiasi potere contrattuale di fronte agli operatori della trasformazione e, in particolare, della grande distribuzione.

Si è quindi progressivamente incentivato un ruolo più attivo dell’agricoltore nell’economia, favorendo l’aggregazione e il consolidamento delle imprese agricole -anche in deroga alla normale disciplina della concorrenza– e permettendo loro di operare anche nel settore secondario e terziario pur continuando a godere delle semplificazioni e dei vantaggi riservati a quello primario.

L’imprenditore agricolo e il commercio

Anche l’art. 4 del d.lgs. 228/01 condivide questa finalità. L’articolo prevede che “gli imprenditori agricoli, singoli o associati (…) possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende“.

Il tradizionale agricoltore diventa quindi imprenditore agricolo moderno. L’art. 4 del D.Lgs. 228/2001, per esempio, gli consente espressamente di strutturarsi come commerciante – distributore, mantenendo la disciplina di favore riservata all’agricoltura anche quando operi come intermediario tra altri produttori e il consumatore finale, purché i prodotti venduti provengano prevalentemente dalla sua azienda.

Si è però ritenuto che nella versione originaria dell’art. 4 il concetto di “prevalenza” limitasse la possibilità ai prodotti appartenenti al comparto agronomico dell’imprenditore agricolo.

La Legge di bilancio

La Legge n. 145/2018 (c.d. “Legge di Bilancio 2019”), interviene anche sull’art. 4 del d.lgs. 228/2001 e prevede (art. 1, commi 700-701) un importante ampliamento al ruolo del produttore nel commercio.

L’imprenditore agricolo può ora vendere al dettaglio anche “i prodotti agricoli e alimentari, appartenenti ad uno o più comparti agronomici diversi da quelli dei prodotti della propria azienda”. Chi sceglie di investire nel contatto diretto con il consumatore, può quindi sfruttare tale rapporto privilegiato anche nella distribuzione di prodotti completamente diversi da quelli forniti dalla sua azienda, ponendosi di fronte all’acquirente come interlocutore “universale” in materia agroalimentare .

La legge richiede, per evitare distorsioni, che i prodotti siano acquistati “da altri imprenditori agricoli” e che il fatturato derivante dalla vendita della propria produzione sia “prevalente rispetto al fatturato proveniente dal totale dei prodotti”. Continua a rimanere valido anche il limite dei ricavi della vendita di prodotti altrui oltre il quale si applica la disciplina del d.lgs 114/98 per il settore del commercio, pari ad € 160.000,00 per gli imprenditori individuali ed a € 4.000.000,00 per le imprese con forma societaria.

Conclusioni

L’impresa agricola può quindi addentrarsi ulteriormente nello spazio del commercio, con una posizione di vantaggio sugli operatori della distribuzione che ha già causato proteste in quest’ultima categoria.

È però vitale, per sfruttare pienamente i vantaggi previsti dall’ordinamento, che il produttore agro-alimentare sia il primo a porsi nella realtà economica con mentalità imprenditoriale, superando le modalità “tradizionali” di gestione agricola senza abbandonare -ed anzi tutelando e promuovendo- il valore aggiunto agli occhi del consumatore derivante dal contatto con la terra e il territorio che lo distingue dall’industria.

Non basta quindi la “rincorsa ai contributi pubblici” che, inesorabilmente, andranno esaurendosi nel tempo. È necessario investire, progettare in funzione del mercato e, quando la piccola dimensione della propria azienda risulti un ostacolo a questo fine, valutare l’utilizzo di strumenti associativi, così da tutelare allo stesso tempo il valore della piccola imprenditoria e permettere la creazione di strutture solide in grado di competere con il mercato moderno.

DiMarco Strada

È noto che il nostro ordinamento prevede, per i contratti agrari, una disciplina di protezione a favore dell’affittuario, considerato “parte debole” nei rapporti con il proprietario del fondo.

Quando si incontrano soggetti con diversa forza economica, la legge manifesta sfiducia verso l’autonomia contrattuale: il soggetto più debole viene protetto anche contro sé stesso, prevedendo una serie di regole “non derogabili” nei contratti tra le parti. Oltre che nel diritto agrario -ad esempio per la durata minima dei contratti di affitto-, si tratta di pratica comune nelle locazioni, nel diritto del lavoro o dei consumatori.

Le clausole contrastanti con disposizioni inderogabili sono nulle e vengono sostituite automaticamente dalla disciplina prevista dal legislatore, senza compromettere il resto del contratto.

A volte le regole inderogabili potrebbero risultare troppo rigide e non giustificate nel caso concreto, ostacolando le parti di fronte a un accordo raggiunto liberamente. Per questo, quando non sono in gioco diritti fondamentali, normalmente vengono previsti meccanismi di “sfogo” che consentano un’autonomia “controllata”.

E’ il caso dell’intervento delle organizzazioni professionali agricole.

L’assistenza delle organizzazioni di categoria e la sentenza della Cassazione n.19906/18.

L’art. 23 della L. 11/71 (come modificato dall’art. 45, L. 203/82), prevede che gli accordi in materia di contratti agrari stipulati dalle parti con l’assistenza delle sezioni provinciali delle “organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative restino validi “anche in deroga alle norme vigenti in materia di contratti agrari.

Per provare l’assistenza è necessaria la sottoscrizione del contratto da parte dei contraenti e dei loro rispettivi rappresentanti sindacali. Tuttavia, la sola sottoscrizione non basta.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 19906/18, si è occupata del caso in cui, per derogare alla durata minima dell’affitto, le parti avevano sottoscritto un contratto in deroga che solo successivamente era stato presentato all’associazione di categoria e firmato da un rappresentante dell’organizzazione.

Secondo la Corte, il controllo su un contratto già concluso risulta solo formale: per derogare alla normativa sui contratti agrari è invece necessaria una attività di effettiva consulenza e indirizzo che chiarisca alle parti contenuto e scopo delle clausole di deroga, assicurando così che i contraenti arrivino alla stipula con la massima consapevolezza possibile.

Nel contratto in deroga dovrà quindi darsi atto espressamente che l’attività di assistenza e consulenza è stata già prestata e che le parti, pur adeguatamente informate sulla deroga e sui suoi effetti, concordano sul testo del contratto. Solo in questo caso la sottoscrizione dei rappresentanti delle organizzazioni professionali consentirà la deroga, certificando che tale affermazione corrisponde al vero.