L’imprenditore agricolo nel commercio: nuove opportunità.

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L’impresa agricola ricopre un ruolo fondamentale nel nostro sistema socio-economico.

Il settore agroalimentare, insieme a quello del turismo, è uno dei campi dove l’Italia può vantare una conosciuta e particolare qualità che, se adeguatamente sfruttata, può distinguerla dalle economie più “solide” continentali ed extraeuropee. L’agricoltura, se “guidata” correttamente , diventa inoltre un mezzo imprescindibile per la tutela dell’ambiente e per creare posti di lavoro al di fuori delle aree metropolitane.

Il problema dell’impresa agricola Italiana

L’importanza dell’impresa agricola nella nostra Storia è però anche il principale limite del settore nel mercato moderno. l’Ordinamento Italiano, dopo lo smantellamento dei latifondi, ha favorito la “polverizzazione” dell’impresa agricola, confidando che un universo di piccoli imprenditori, ognuno concentrato sui propri “ristretti” possedimenti, potesse redistribuire la ricchezza e garantire la migliore valorizzazione delle risorse.

Il progressivo venire meno delle misure protezionistiche e il confronto con il mercato globale hanno dimostrato l’erroneità di questa scelta. Il “piccolo” agricoltore non può avere la forza economica per competere con realtà strutturate, capaci di offrire prezzi migliori, pianificare la produzione in funzione del mercato e investire su qualità e marketing. Inoltre, risulta privo di qualsiasi potere contrattuale di fronte agli operatori della trasformazione e, in particolare, della grande distribuzione.

Si è quindi progressivamente incentivato un ruolo più attivo dell’agricoltore nell’economia, favorendo l’aggregazione e il consolidamento delle imprese agricole -anche in deroga alla normale disciplina della concorrenza– e permettendo loro di operare anche nel settore secondario e terziario pur continuando a godere delle semplificazioni e dei vantaggi riservati a quello primario.

L’imprenditore agricolo e il commercio

Anche l’art. 4 del d.lgs. 228/01 condivide questa finalità. L’articolo prevede che “gli imprenditori agricoli, singoli o associati (…) possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende“.

Il tradizionale agricoltore diventa quindi imprenditore agricolo moderno. L’art. 4 del D.Lgs. 228/2001, per esempio, gli consente espressamente di strutturarsi come commerciante – distributore, mantenendo la disciplina di favore riservata all’agricoltura anche quando operi come intermediario tra altri produttori e il consumatore finale, purché i prodotti venduti provengano prevalentemente dalla sua azienda.

Si è però ritenuto che nella versione originaria dell’art. 4 il concetto di “prevalenza” limitasse la possibilità ai prodotti appartenenti al comparto agronomico dell’imprenditore agricolo.

La Legge di bilancio

La Legge n. 145/2018 (c.d. “Legge di Bilancio 2019”), interviene anche sull’art. 4 del d.lgs. 228/2001 e prevede (art. 1, commi 700-701) un importante ampliamento al ruolo del produttore nel commercio.

L’imprenditore agricolo può ora vendere al dettaglio anche “i prodotti agricoli e alimentari, appartenenti ad uno o più comparti agronomici diversi da quelli dei prodotti della propria azienda”. Chi sceglie di investire nel contatto diretto con il consumatore, può quindi sfruttare tale rapporto privilegiato anche nella distribuzione di prodotti completamente diversi da quelli forniti dalla sua azienda, ponendosi di fronte all’acquirente come interlocutore “universale” in materia agroalimentare .

La legge richiede, per evitare distorsioni, che i prodotti siano acquistati “da altri imprenditori agricoli” e che il fatturato derivante dalla vendita della propria produzione sia “prevalente rispetto al fatturato proveniente dal totale dei prodotti”. Continua a rimanere valido anche il limite dei ricavi della vendita di prodotti altrui oltre il quale si applica la disciplina del d.lgs 114/98 per il settore del commercio, pari ad € 160.000,00 per gli imprenditori individuali ed a € 4.000.000,00 per le imprese con forma societaria.

Conclusioni

L’impresa agricola può quindi addentrarsi ulteriormente nello spazio del commercio, con una posizione di vantaggio sugli operatori della distribuzione che ha già causato proteste in quest’ultima categoria.

È però vitale, per sfruttare pienamente i vantaggi previsti dall’ordinamento, che il produttore agro-alimentare sia il primo a porsi nella realtà economica con mentalità imprenditoriale, superando le modalità “tradizionali” di gestione agricola senza abbandonare -ed anzi tutelando e promuovendo- il valore aggiunto agli occhi del consumatore derivante dal contatto con la terra e il territorio che lo distingue dall’industria.

Non basta quindi la “rincorsa ai contributi pubblici” che, inesorabilmente, andranno esaurendosi nel tempo. È necessario investire, progettare in funzione del mercato e, quando la piccola dimensione della propria azienda risulti un ostacolo a questo fine, valutare l’utilizzo di strumenti associativi, così da tutelare allo stesso tempo il valore della piccola imprenditoria e permettere la creazione di strutture solide in grado di competere con il mercato moderno.