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L’imprenditore agricolo gode di un particolare regime agevolato rispetto a quello commerciale. Il vantaggio è giustificato dall’importanza dell’agricoltore sotto il profilo storico, sociale e territoriale, nonché da una struttura ridotta rispetto all’imprenditoria tradizionale.

L’imprenditore agricolo, secondo il codice civile, è “chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.

Sulle possibili “attività connesse” si innestano i tentativi di rendere l’imprenditore agricolo più moderno, ampliandone gli orizzonti e spingendolo a confrontarsi con il moderno mercato. Si rinvia, sul punto, al contributo già pubblicato.

In breve, ricordiamo che la legge di bilancio 2019 aveva ampliato la possibilità per l’imprenditore di commercializzare prodotti agricoli e alimentari, estendendoli anche a quelli appartenenti a diversi comparti agronomici.

L’attività commerciale dell’agricoltore, a determinate condizioni, viene quindi sottratta allo statuto dell’imprenditore commerciale, in particolare per quanto riguarda le scritture contabili e le procedure concorsuali.

Poteva residuare un dubbio: le attività “essenzialmente commerciali” compromettono l’assoggettamento al regime contributivo previsto per l’impresa agricola?

La risposta è negativa. La vendita di prodotti agricoli e alimentari, in questo caso, è essa stessa attività agricola, e tale va considerata per l’applicazione di qualsiasi istituto di legge.

Per evitare possibili dubbi, il principio è stato chiarito espressamente dall’INPS, con la recente circolare n. 76 del 22/05/2019.

L’INPS fornisce inoltre alcune istruzioni sulla compilazione della Denuncia Aziendale:

  • l’istituto specifica che potranno essere considerati esercenti attività di produzione agricola come “attività principale” quelli tenuti alla compilazione del quadri F, G, H (terreni, allevamenti e macchine agricole) della D.A.;
  • per la quantificazione del fabbisogno (quadro E del modello D.A.) vanno considerate solo le giornate occorrenti per la coltivazione e l’allevamento;
  • le giornate relative all’attività di vendita al dettaglio vanno invece inserite nel campo “note” del modello D.A.
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Nell’attuale realtà economica, la corsa verso una struttura imprenditoriale più competitiva risulta vitale per la sopravvivenza delle piccole e medie imprese.

L’aggiornamento della propria struttura richiede, però, investimenti significativi per i quali diventa fondamentale l’accesso al credito attraverso banche e intermediari finanziari.

Il contributo “Nuova Sabatini” agevola questo passaggio, abbattendo il costo degli interessi per l’imprenditore.

Il contributo

L’importo erogato all’impresa è pari a quello degli interessi, calcolati un un finanziamento dello stesso importo di quello concesso, della durata di 5 anni, al tasso d’interesse del 2,75% annuo.

Questo significa che, a prescindere dal tasso d’interesse concordato con la banca/intermediario, l’importo del finanziamento sarà sempre pari a quello dei contributi calcolati al 2,75%.

Il tasso d’interesse per il calcolo dei contributi aumenta al 3,575% annuo per gli investimenti

  • in tecnologie digitali
  • in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti

Sul sito del MISE è disponibile un foglio di calcolo per la quantificazione del contributo in rapporto al finanziamento.

I beneficiari

Possono accedere al contributo le piccole e medie imprese.

In generale, si definiscono piccole e medie imprese quelle che rispettano congiuntamente i seguenti requisiti:

  • meno di 250 persone occupate (meno di 50 per le “piccole imprese”)
  • fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro (10 per le “piccole imprese”)
  • totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro
    (10 per le “piccole imprese”)

I beneficiari devono inoltre

  • essere imprese regolarmente iscritte nel Registro delle Imprese alla presentazione della domanda
  • (per le imprese estere) aprire una sede operativa in Italia entro il termine di ultimazione dell’investimento
  • non risultare in liquidazione, sottoposte a procedure concorsuali o “impresa in difficoltà”

L’operazione finanziata

Spese ammissibili

Agevolazione al 2,75%

Acquisto, anche in leasing finanziario, di

  • beni strumentali ad uso produttivo, correlati all’attività svolta
  • dotati di autonomia funzionale
    • non ammesso l’acquisto di “parti”
    • ammesso invece l’acquisto di “moduli” aggiuntivi che permettano nuova funzionalità
  • riguardanti gli investimenti sotto elencati
  • destinati a strutture produttive già esistenti o da impiantare in Italia
    • possibile eccezione per beni compresi in unica fornitura e fattura di costo non inferiore a € 516,46 al netto di iva ciascuno

Agevolazione a 3,575%

Il contributo maggiorato al 3,575% è previsto per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica aventi come finalità la realizzazione di investimenti in

  • tecnologie, compresi gli investimenti in
    • big data
    • cloud computing
    • banda ultralarga
    • cybersecurity
    • robotica avanzata e meccatronica
    • realtà aumentata
    • manifattura 4D
    • radio frequency identification (RFID)
  • sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti

Le spese devono prevedere l’acquisto di beni previsti dagli allegati alla circolare 14036/2017 del MISE, in particolare:

-allegato 6a, pubblicato sul sito del MISE, per l’acquisto di beni materiali

-allegato 6b, pubblicato sul sito del MISE, per l’acquisto di beni immateriali

Spese non ammissibili

  • acquisto componenti o parti di macchinari senza autonomia funzionali
  • terreni, fabbricati e opere murarie
  • scorte di materie prime e semilavorati
  • materiali di consumo, spese di funzionamento, spese di utenze
  • prestazioni di servizi e consulenze, spese legali, spese relative al contratto di finanziamento
  • acquisto di beni che costituiscono mera sostituzione di quelli esistenti in azienda
  • commesse interne
  • beni usati o rigenerati
    • i beni devono essere nuovi
    • anche nel caso di acquisizione di uno stabilimento (vedi sotto), non è ammissibile a contributo l’acquisto dei beni usati già presenti nello stabilimento ma solo dei beni nuovi necessari a riaprirlo / evitarne la chiusura
  • pubblicità e promozioni

Investimenti ammissibili

Imprese operanti settori diversi da quello agricolo o della pesca / acquacoltura

-creazione di un nuovo stabilimento

-ampliamento di uno stabilimento esistnte

-diversificazione della produzione di uno stabilimento mediante prodotti nuovi aggiuntivi

-trasformazione radicale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente

-acquisizione di attivi di uno stabilimento, se

  • lo stabilimento è stato chiuso o sarebbe stato chiuso in mancanza di acquisto
  • gli attivi vengono acquistati da terzi che non hanno relazione con l’acquirente
  • l’operazione avviene a condizioni di mercato

Imprese operanti nei settori agricolo, forestale e zone rurali

-investimenti materiali o immateriali nelle aziende

-investimenti nel settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli

Imprese operanti nei settori della produzione, trasformazione e commercializzazione della pesca e dell’acquacoltura

-miglioramento dell’efficienza energetica e mitigazione degli effetti dei cambiamenti cliematici

-aiuti per i porti di pesca, luoghi di sbarco, sale per vendita all’asta e ripari di pesca

-aiuti per gli investimenti produttivi nel settore dell’acquacoltura

-aiuti alle misure di commercializzazione

-aiuti alla trasformazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura

Requisiti finanziamento

Valore tra € 20.000,00 ed € 2.000.000

Deliberato a copertura di un investimento ammissibile e non superiore al suo importo

Durata massima di 5 anni (dalla stipulazione del contratto o, per leasing finanziario, dalla consegna del bene), comprensivi dell’eventuale periodo di preammortamento / prelocazione (non superiore a dodici mesi)

In caso di leasing, l’impresa è obbligata all’acquisto

Dev’essere stipulato con una banca / intermediario finanziario aderente alla convenzione tra MISE, ABI e CDS

La concessione di finanziamento può essere assistita dalla garanzia del Fondo di Garanzia fino all’80%

Cumulabilità

Per le imprese diverse da quelle operanti nei settori agricolo / pesca / acquacoltura l’aiuto è cumulabile con altre agevolazioni per le stesse spese, comprese quelle “de minimis”, purché non siano superate le soglie massime di intensità previste dalla normativa Europea.

Per le imprese agricole non è possibile il cumulo con aiuti “de minimis”; è possibile il cumulo con altri aiuti applicabili al settore, all’interno delle soglie massime di intensità.

Per le imprese del settore pesca e acquacoltura, è possibile il cumulo con gli altri aiuti di settore, compresi gli specifici aiuti de minimis, all’interno delle soglie massime di intensità.

Soglie per progetto e impresa

Le agevolazioni sono concesse come aiuti in esenzione dagli obblighi di notifica e non come “de minimis”.

Si applicano tutti i requisiti previsti dalla normativa europea per la compatibilità dell’aiuto, tra cui

settori diversi da quello agricolo e della pesca / acquacoltura

intensità dell’aiuto non superiore al 10% dei costi ammissibili (20% per le piccole imprese)

settori agricolo, forestale e zone rurali

intensità dell’aiuto non superiore al 40% dei costi ammissibili (50% per le regioni meno sviluppate)

per le aziende operanti

  • nella produzione agricola primaria: aiuto non superiore a 500.000 € per impresa e per progetto di investimento
  • nella trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli: aiuto non superiore a 7.5 milioni € per impresa e per progetto di investimento

settore della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura

intensità dell’aiuto non superiore al 50% dei costi ammissibili

spese ammissibili non superiori a 2 milioni € e aiuto non superiore a 1 milione € per beneficiario e per anno

Il procedimento (cenni)

La domanda va presentata dalla PMI alla banca / intermediario finanziario scelto.

L’intermediario, effettuata una prima verifica, trasmetterà al MISE richiesta di prenotazione delle risorse. Il Ministero emetterà decreto di concessione del contributo.

Il contratto di finanziamento dev’essere stipulato entro il mese successivo a quello della ricezione del decreto di concessione.

L’investimento dev’essere completato entro dodici mesi dalla stipula del contratto di finanziamento. Il completamento dev’essere dichiarato al Ministero entro 60 giorni.

Il contributo viene erogato in quote annuali, con richiesta di erogazione della prima quota entro centoventi giorni dal termine ultimo previsto per la conclusione dell’investimento.

Le successive richieste devono essere presentate non prima di 12 mesi dalla richiesta precedente e non oltre i 12 mesi successivi. E’ possibile richiedere contestualmente due quote maturate.

Tra le cause di decadenza dal contributo, si ricorda il mancato rispetto, da parte del beneficiario, dei termini di pagamento previsti dal contratto di finanziamento / leasing.

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Il finanziamento previsto per le micro e piccole imprese agricole previsto dall’asse 5 del bando ISI INAIL, segue regole del tutto particolari rispetto agli altri assi di finanziamento previsti.

Rimandando alla pagina precedente dedicata al bando per una breve introduzione sullo strumento e sugli interventi finanziabili, di seguito verranno descritte le regole specifiche dedicate al settore dell’agricoltura.

Il finanziamento può essere compreso tra un minimo di € 1.000,00 e un massimo di € 60.000,00.

Cosa può essere finanziato

Sono finanziabili le spese di acquisto di trattori agricoli o forestali e/o di macchine agricole o forestali.

  • Il progetto può prevedere l’acquisto al massimo di due beni, componibili come:
    • 1 trattore agricolo o forestale e 1 macchina agricola o forestale
    • 1 macchina agricola o forestale dotata di motore proprio e 1 macchina agricola o forestale non dotata di motore proprio
    • 2 macchine agricole o forestali non dotate di motore proprio
  • Le macchine oggetto del finanziamento
    • devono essere utilizzate esclusivamente per la cura o sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria alla coltivazione del fondo o all’allevamento di animali
    • non devono riguardare fasi successive, ad esempio di magazzinaggio, confezionamento o trasformazione
  • Le spese ammesse a finanziamento non possono essere superiori all’80% del prezzo di listino dei beni acquistati
  • Il finanziamento viene concesso in conto capitale nella misura del 40% delle spese ammissibili (50% per i giovani agricoltori)

Sono inoltre finanziabili le spese di redazione della perizia asseverata, nel limite di € 1.200,00.

A differenza degli altri assi di finanziamento, l’acquisto di trattori agricoli o forestali e/o di macchine può avvenire anche attraverso noleggio con patto d’acquisto, purché il trasferimento di proprietà avvenga entro l’anno dall’esito positivo della verifica sulla domanda.

A differenza degli altri assi di finanziamento, è possibile il cumulo dei finanziamenti con altri aiuti per le stesse spese ammissibili, purché non sia superata l’intensità dell’aiuto al 40% delle spese ammissibili (50% per i giovani agricoltori).

Misure e fattori di rischio

I progetti devono rispondere alla riduzione o eliminazione di un fattore di rischio presente nell’impresa:

  • Infortuni causati da trattori agricoli o forestali o da macchine agricole e forestali obsoleti (necessaria la rottamazione delle macchine sostituite)
  • rumore (necessario il rispetto di determinati limiti di rumorosità per i nuovi acquisti)
  • operazioni manuali (è quindi finanziabile l’ammodernamento dell’impresa con automazione delle operazioni prima svolte manualmente).

Per i soggetti che sono tenuti alla redazione del DVR, il fattore di rischio dev’essere stato evidenziato al suo interno. Per chi non sia tenuto alla redazione del DVR, sarà possibile darne atto in una relazione a firma del richiedente.

L’acquisto dei nuovi beni deve inoltre poter essere incardinato all’interno di una tra le “misure” previste dal bando

  • adozione di soluzioni innovative per il miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali dell’azienda agricola (è richiesto il miglioramento di indicatori economico-finanziari, di igiene e sicurezza, ambientali o gestionali)
  • adozione di soluzioni innovative per l’abbattimento delle soluzioni inquinanti

Sono ammessi a partecipare al bando i progetti che raggiungano una somma di almeno 120 punti, data dalla combinazione di una misura e di un fattore di rischio secondo i criteri indicati nell’allegato al bando reperibile nell’apposita sezione presso il sito dell’INAIL.

Possono essere assegnati al progetto altri 10 punti per la condivisione con le parti sociali o 13 per la condivisione con Ente Bilaterale od Organismo Paritetico.

Chi può partecipare

La partecipazione al finanziamento previsto per le micro o piccole imprese agricole è alternativa rispetto agli altri assi previsti dal bando.

  • Le imprese con i requisiti per partecipare all’asse 5 non potranno, ad esempio, richiedere il finanziamento in materia di amianto.
  • All’opposto, le imprese agricole che non rispettino i requisiti dell’asse 5 potranno partecipare solo agli altri assi di finanziamento, con i limiti previsti dal regime de minimis agricolo (€ 15.000,00 in tre esercizi).

L’aiuto è dedicato alle imprese che sono (i requisiti devono essere posseduti congiuntamente):

  • micro o piccole imprese (meno di 50 dipendenti occupati e fatturato annuo e/o totale di bilancio annuo non superiori a € 10 milioni) operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli
  • “imprenditori agricoli” ai sensi dell’art. 2135 c.c.
  • iscritte nella sezione speciale (imprenditori agricoli, coltivatori diretti, imprese agricole) del Registro delle Imprese o all’Albo delle società cooperative di lavoro agricolo
  • impresa individuale, società agricola o società cooperativa

I vantaggi previsti in caso di richiedente “giovane agricoltore” (imprenditore agricolo che non abbia compiuto quarant’anni alla chiusura della procedura informatica per la compilazione della domanda) destinati anche:

  • alle società semplici, in nome collettivo e cooperative nelle quali i due terzi dei soci siano giovani agricoltori (nelle sas, il criterio riguarda solo i soci accomandatari)
  • alle società di capitali se i giovani agricoltori abbiano fornito conferimenti superiori al 50% del capitale sociale e siano in maggioranza negli organi di amministrazione

Il bando prevede inoltre dei requisiti specifici per l’accesso all’asse 5, tra cui:

  • non aver ottenuto finanziamento ISI agricoltura 2016 o ISI 2017
  • non essere “impresa in difficoltà” secondo il Regolamento UE 702/2014
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L’impresa agricola ricopre un ruolo fondamentale nel nostro sistema socio-economico.

Il settore agroalimentare, insieme a quello del turismo, è uno dei campi dove l’Italia può vantare una conosciuta e particolare qualità che, se adeguatamente sfruttata, può distinguerla dalle economie più “solide” continentali ed extraeuropee. L’agricoltura, se “guidata” correttamente , diventa inoltre un mezzo imprescindibile per la tutela dell’ambiente e per creare posti di lavoro al di fuori delle aree metropolitane.

Il problema dell’impresa agricola Italiana

L’importanza dell’impresa agricola nella nostra Storia è però anche il principale limite del settore nel mercato moderno. l’Ordinamento Italiano, dopo lo smantellamento dei latifondi, ha favorito la “polverizzazione” dell’impresa agricola, confidando che un universo di piccoli imprenditori, ognuno concentrato sui propri “ristretti” possedimenti, potesse redistribuire la ricchezza e garantire la migliore valorizzazione delle risorse.

Il progressivo venire meno delle misure protezionistiche e il confronto con il mercato globale hanno dimostrato l’erroneità di questa scelta. Il “piccolo” agricoltore non può avere la forza economica per competere con realtà strutturate, capaci di offrire prezzi migliori, pianificare la produzione in funzione del mercato e investire su qualità e marketing. Inoltre, risulta privo di qualsiasi potere contrattuale di fronte agli operatori della trasformazione e, in particolare, della grande distribuzione.

Si è quindi progressivamente incentivato un ruolo più attivo dell’agricoltore nell’economia, favorendo l’aggregazione e il consolidamento delle imprese agricole -anche in deroga alla normale disciplina della concorrenza– e permettendo loro di operare anche nel settore secondario e terziario pur continuando a godere delle semplificazioni e dei vantaggi riservati a quello primario.

L’imprenditore agricolo e il commercio

Anche l’art. 4 del d.lgs. 228/01 condivide questa finalità. L’articolo prevede che “gli imprenditori agricoli, singoli o associati (…) possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende“.

Il tradizionale agricoltore diventa quindi imprenditore agricolo moderno. L’art. 4 del D.Lgs. 228/2001, per esempio, gli consente espressamente di strutturarsi come commerciante – distributore, mantenendo la disciplina di favore riservata all’agricoltura anche quando operi come intermediario tra altri produttori e il consumatore finale, purché i prodotti venduti provengano prevalentemente dalla sua azienda.

Si è però ritenuto che nella versione originaria dell’art. 4 il concetto di “prevalenza” limitasse la possibilità ai prodotti appartenenti al comparto agronomico dell’imprenditore agricolo.

La Legge di bilancio

La Legge n. 145/2018 (c.d. “Legge di Bilancio 2019”), interviene anche sull’art. 4 del d.lgs. 228/2001 e prevede (art. 1, commi 700-701) un importante ampliamento al ruolo del produttore nel commercio.

L’imprenditore agricolo può ora vendere al dettaglio anche “i prodotti agricoli e alimentari, appartenenti ad uno o più comparti agronomici diversi da quelli dei prodotti della propria azienda”. Chi sceglie di investire nel contatto diretto con il consumatore, può quindi sfruttare tale rapporto privilegiato anche nella distribuzione di prodotti completamente diversi da quelli forniti dalla sua azienda, ponendosi di fronte all’acquirente come interlocutore “universale” in materia agroalimentare .

La legge richiede, per evitare distorsioni, che i prodotti siano acquistati “da altri imprenditori agricoli” e che il fatturato derivante dalla vendita della propria produzione sia “prevalente rispetto al fatturato proveniente dal totale dei prodotti”. Continua a rimanere valido anche il limite dei ricavi della vendita di prodotti altrui oltre il quale si applica la disciplina del d.lgs 114/98 per il settore del commercio, pari ad € 160.000,00 per gli imprenditori individuali ed a € 4.000.000,00 per le imprese con forma societaria.

Conclusioni

L’impresa agricola può quindi addentrarsi ulteriormente nello spazio del commercio, con una posizione di vantaggio sugli operatori della distribuzione che ha già causato proteste in quest’ultima categoria.

È però vitale, per sfruttare pienamente i vantaggi previsti dall’ordinamento, che il produttore agro-alimentare sia il primo a porsi nella realtà economica con mentalità imprenditoriale, superando le modalità “tradizionali” di gestione agricola senza abbandonare -ed anzi tutelando e promuovendo- il valore aggiunto agli occhi del consumatore derivante dal contatto con la terra e il territorio che lo distingue dall’industria.

Non basta quindi la “rincorsa ai contributi pubblici” che, inesorabilmente, andranno esaurendosi nel tempo. È necessario investire, progettare in funzione del mercato e, quando la piccola dimensione della propria azienda risulti un ostacolo a questo fine, valutare l’utilizzo di strumenti associativi, così da tutelare allo stesso tempo il valore della piccola imprenditoria e permettere la creazione di strutture solide in grado di competere con il mercato moderno.