Reddito di cittadinanza: acquisti e pagamenti

Marco Strada DiMarco Strada
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Un anno dopo il decreto legge n. 4/2019, il reddito di cittadinanza continua a dividere la politica e alimentare dibattiti.

L’esposizione mediatica non ha però eliminato completamente i dubbi nell’applicazione della misura. All’opposto, a volte ha causato incomprensioni e fraintendimenti.

Beni di prima necessità e dubbi correlati

Un profilo di dubbio nella prassi riguarda i poteri e doveri di chi fornisce i beni o servizi acquistati tramite reddito di cittadinanza.

L’imprenditore o professionista:

  • può, o forse deve, rifiutare l’utilizzo della carta reddito di cittadinanza per l’acquisto di beninon di prima necessità“?
  • qual è il confine oltre cui un bene non è più “di prima necessità”?
  • se accetta il pagamento in casi dubbi, può essere sanzionato?
  • se rifiuta il pagamento quando l’acquisto sarebbe compatibile con la normativa, può essere sanzionato?

Il reddito di cittadinanza viene infatti normalmente presentato come un sussidio destinato a soddisfare i bisogni primari della persona e del nucleo familiare, evitando spese correlate a “vizi” e beni di lusso.

L’affermazione, in realtà, non è assoluta e va precisata.

La carta acquisti

Il decreto legge n. 4/19 non crea dal nulla il sistema del reddito di cittadinanza. La misura viene innestata sulla previgente normativa della “carta acquisti“, introdotta già con il Decreto Legge 112/2008.

La carta acquisti prevedeva già l’erogazione di un sussidio

  • a particolari categorie di soggetti bisognosi
  • attraverso l’utilizzo di una carta di pagamento, con pagamenti pos vincolati a particolari categorie di beni o servizi, in particolare generi alimentari, forniture energetiche e di gas

Il problema del pagamento vincolato veniva risolto dal punto di vista tecnico, prima che giuridico. La carta acquisti, era abilitata all’effettuazione di acquisti solo presso esercizi caratterizzati dal codice mcc corrispondente ai beni e servizi autorizzati.

Dal decreto legge al decreto attuativo: prospettive ribaltate

Il D.L. 4/19 costruisce la “Carta reddito di cittadinanza”, o “Carta Rdc“, come un’evoluzione della carta acquisti.

L’art. 5, co. 7, prevede in particolare che la carta rdc

  • soddisfi le “esigenze previste per la carta acquisti
  • permetta di effettuare prelievi di contante entro un limite mensile non superiore ad euro 100 per un singolo individuo, moltiplicato per la scala di equivalenza
  • permetta di effettuare un bonifico mensile per locazione o mutuo

E’ inoltre previsto che, con decreto del ministero del lavoro, possano essere individuate ulteriori esigenze da soddisfare attraverso la Carta Rdc. Veniva espressamente vietato solo “l’utilizzo del beneficio economico per giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilità”, per limitare i problemi legati al gioco d’azzardo.

Il successivo decreto ministeriale del 19/04/19 ha concretizzato l’ampliamento, ribaltando però completamente il rapporto tra regola ed eccezione.

  • se prima era concesso l’acquisto di specifici beni o servizi, valutati “di prima necessità” dalla legge o dal ministero,
  • il Dm 19/04/19 ha previsto un elenco di beni o servizi per i quali l’utilizzo della carta è vietato, ammettendo la possibilità di acquistare qualsiasi altro bene o servizio in commercio

Esigenze ammesse e non ammesse

L’art. 2 del DM 19/04/19 prevede infatti che, “al fine di favorire la più ampia partecipazione sociale dei beneficiari del reddito di cittadinanza“, salvo il mantenimento dei requisiti per il beneficio, la Carta RDC può soddisfare, “oltre alle esigenze previste per la Carta acquisti, tutte le altre esigenze dei beneficiari“.

Le uniche esigenze che la Carta RDC non può soddisfare sono quelle “legate all’acquisto dei seguenti beni e servizi:
a) giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilità;
b) acquisto, noleggio e leasing di navi e imbarcazioni da diporto, nonché servizi portuali;
c) armi;
d) materiale pornografico e beni e servizi per adulti;
e) servizi finanziari e creditizi;
f) servizi di trasferimento di denaro;
g) servizi assicurativi;
h) articoli di gioielleria;
i) articoli di pellicceria;
l) acquisti presso gallerie d’arte e affini;
m) acquisti in club privati
.”

È inoltre previsto che sia inibito, da parte del gestore del servizio,
l’uso della Carta Rdc

  • in esercizi prevalentemente o significativamente adibiti alla vendita dei predetti beni e servizi
  • all’estero
  • e per gli acquisti on-line o mediante servizi di direct-marketing

Non esiste, quindi, un confine (salva, ovviamente, la disponibilità periodica della carta) oltre cui un bene diventa “di lusso” e non può essere acquistato con la Carta Rdc. All’interno delle categorie non vietate, la carta permette l’acquisto di qualsiasi bene, anche se -a prima vista- non appaia “di prima necessità” (si pensi per esempio a smartphone o smart tv di prezzo elevato).

Un sistema senza sanzioni

Per quanto riguarda l’utilizzo della “Carta reddito di cittadinanza”, la disciplina è quindi sostanzialmente rivolta al gestore del servizio. L’utilizzo improprio della carta dovrebbe essere impedito attraverso limitazioni tecniche, più che da divieti giuridici.

Il DL 4/19, significativamente, non prevede espressamente alcuna sanzione per l’acquisto di beni o servizi preclusi

  • né per il percettore del reddito
  • né per il fornitore.

La bozza originaria del decreto legge sul reddito di cittadinanza prevedeva un rigido controllo, da parte dell’amministrazione, sulle spese effettuate dai beneficiari. Il sistema è stato rimosso dal testo definitivo, in seguito a dubbi di compatibilità con la disciplina in materia di privacy.

Nella mancanza di specifici chiarimenti sulle conseguenze di una spesa impropria, ragioni di cautela consigliano comunque, anche al venditore, di rifiutare il pagamento con Carta Rdc per l’acquisto di beni o servizi appartenenti alle categorie escluse dall’utilizzo del beneficio, anche se il sistema tecnico-informatico lo dovesse permettere.

D’altra parte, non esiste alcun obbligo per i fornitori di accettare pagamenti con Carta Rdc. A maggior ragione, non può essere applicata alcuna sanzione per il rifiuto del pagamento (il principio è da tempo consolidato in materia di pagamenti tramite POS, la cui accettazione sarebbe espressamente obbligatoria da anni, senza che però sia mai stata prevista alcuna sanzione per la violazione dell’obbligo).

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