Le ferie nel CCNL Commercio – Confcommercio

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La disciplina delle ferie è suddivisa tra le norme di legge e quelle previste dai contratti collettivi.

Sono le parti sociali, all’interno dei principi e diritti minimi stabiliti dal legislatore, a scrivere la disciplina di dettaglio e regolamentare la gestione delle ferie, i rapporti tra datore e lavoratore e la retribuzione prevista.

Il presente contributo presenta, sinteticamente, le principali regole in materia di ferie previste dal CCNL Commercio stipulato tra Confcommercio per i datori e Filcams–Cgil, Fisascat–CISL, Uiltucs–UIL per i dipendenti.

Durata

La durata delle ferie è di 26 giorni lavorativi.

Il CCNL commercio calcola però i giorni di ferie riferendosi a una settimana lavorativa teorica di 6 giorni dal lunedì al sabato, a prescindere dall’orario effettivo.

Non vanno computate nel periodo di ferie eventuali festività nazionali o infrasettimanali: la loro presenza determina il prolungamento delle ferie.

Settimana lavorativa inferiore a 6 giorni

Un rapporto di lavoro con orario distribuito su meno di sei giornate, per esempio su 5 giorni, dev’essere quindi considerato, per la fruizione delle ferie, come se la settimana lavorativa fosse fissata dal lunedì al sabato.

Una settimana di ferie determinerà comunque la fruizione di 6 giorni sui 26 previsti dal contratto.

Il Contratto Collettivo non specifica come conteggiare la fruizione di ferie in periodi diversi rispetto a un’intera settimana. La soluzione preferibile, nella prassi, è quella di riproporzionare le singole giornate godute con riferimento a una settimana di sei giorni.

Prendendo ad esempio un orario distribuito su 5 giorni, ogni giorno di ferie godute dovrebbe quindi essere considerato fruito per 1,2 giornate. In questo modo, cinque giorni di ferie porterebbero a un periodo complessivo fruito di 6 giorni, conformemente alla previsione del CCNL.

Interruzione del rapporto di lavoro

In caso di dimissioni o licenziamento, è dovuto il pagamento della retribuzione spettante per le ferie non godute. Le ferie non godute ammonteranno a tanti dodicesimi delle ferie annuali quanti sono i mesi di effettivo servizio prestato.

I mesi non interamente lavorati verranno considerati nel calcolo se sia compreso nel rapporto un periodo pari o superiore a 15 giorni.

Determinazione del periodo di ferie

Il CCNL prevede che le ferie possano essere frazionate in un massimo di 2 periodi. Appare preferibile ritenere che la previsione, a favore del lavoratore, non ostacoli il frazionamento in più di 2 periodi su richiesta di quest’ultimo.

Le ferie non potranno avere inizio

  • di domenica
  • in un giorno festivo
  • nel giorno antecedente alla domenica o festivo

Questa regola non si applica se le ferie iniziano il giorno 1 o 16 del mese.

Il potere di scelta del periodo

La legge prevede, in via generale, che il potere di scelta sulla fissazione delle ferie spetti al datore di lavoro

  • sulla base delle necessità aziendali
  • ma considerando anche le esigenze del lavoratore.

Il Contratto Collettivo prevede che il datore di lavoro ha facoltà di “stabilire il periodo delle ferie dal maggio all’ottobre (sempre bilanciando esigenze di azienda e dipendente), con possibilità di stabilirle “in periodi diversi dell’anno in accordo tra le parti e mediante programmazione.”

Possono invece fissare i turni di ferie in qualsiasi periodo dell’anno “le aziende fornitrici di apparecchiature frigorifere e di birra, acque minerali, bevande gassate, gelati e ghiaccio, nonché le aziende di raccolta e salatura di pelli grezze fresche“.

Problemi interpretativi

La norma, a prima vista, sembra consentire al datore di lavoro la “scelta” sulle ferie nel solo periodo da maggio a ottobre, con possibilità di spostarle solo su accordo tra le parti. Appare però preferibile evitare interpretazioni estreme sul suo significato.

Va ricordato che il diritto alle ferie è “irrinunciabile”: il datore è obbligato a farle fruire al lavoratore nei termini previsti dalla legge, anche contro la sua volontà. Interpretando la disposizione in modo rigido, in mancanza di accordo le ferie potrebbero non essere godute in tempo, in contrasto con lo spirito della normativa.

Appare preferibile utilizzare la previsione come “criterio” per valutare i comportamenti di datore e lavoratore, e la loro legittimità. Per esempio:

  • qualora il lavoratore richieda con congruo anticipo di fruire delle ferie nel periodo da maggio a ottobre, apparirebbe illegittimo (salvi casi particolari e motivati) il rifiuto del datore di lavoro di fissarle all’interno di tale periodo;
  • in caso di contrasto e necessità di valutare il peso reciproco di esigenze dell’azienda e del lavoratore, la libertà di scelta del datore dovrebbe avere peso maggiore nel periodo da maggio a ottobre;
  • la fissazione unilaterale delle ferie nel periodo da novembre ad aprile dovrebbe rimanere possibile in difetto di accordo ma i poteri del datore risulterebbero correlativamente compressi, con necessità di adeguata motivazione (per esempio, la vicinanza dei termini di legge e un provato atteggiamento ostruzionistico del lavoratore).

Malattia

Lo stato di malattia interrompe le ferie.

Il lavoratore dovrà però ottenerne la certificazione e informare il datore di lavoro, con tutti gli obblighi per la malattia in periodo lavorativo.

Retribuzione

Durante le ferie il lavoratore continua a ricevere la “retribuzione di fatto”.

La retribuzione di fatto comprende, in estrema sintesi, tutte le componenti della retribuzione corrisposte con carattere continuativo. Sono quindi esclusi pagamenti ricevuti in via eccezionale (es. premi “una tantum”) o erogati in base alle vicende della specifica mensilità (es. straordinari e rimborsi spese).

Retribuzione a provvigione

Viene prevista una disciplina dettagliata per questa moralità di pagamento.

  • il lavoratore ha diritto alla media delle provvigioni percepite dagli altri colleghi del negozio o del reparto
  • nelle aziende con un solo dipendente o tutto il personale in ferie, spetterà la media delle provvigioni percepite negli ultimi 12 mesi o nel minor periodo di servizio prestato
  • se il dipendente in ferie viene sostituito da altro dipendente estraneo al reparto, il lavoratore avrà diritto a una quota di provvigioni pari a quella spettante al suo sostituto

Rientro spontaneo del lavoratore

In considerazione dell’irrinunciabilità delle ferie, è previsto che se il lavoratore si presenti spontaneamente in servizio durante le ferie assegnategli, non abbia diritto a nessuna indennità.

La disposizione appare finalizzata a evitare abusi da parte di un lavoratore che si presenti in servizio senza informare il datore di lavoro, potenzialmente non presente in azienda, e pretenda, successivamente, pagamento per l’attività prestata.

La regola va interpretata restrittivamente. Qualora il datore di lavoro tolleri l’attività del lavoratore pur sapendolo in ferie, appare preferibile considerare la giornata come lavorata, con interruzione della fruizione delle ferie.

Richiamo del lavoratore

Il lavoratore può essere richiamato in servizio durante le ferie, con diritto a completare il periodo non goduto successivamente.

Il datore di lavoro è obbligato a rimborsare al lavoratore

  • le spese per il rientro anticipato
  • le spese per tornare eventualmente al luogo da cui è stato richiamato.

Anche se il Contratto Collettivo non lo prevede, appare necessario, secondo buona fede, che

  • il datore di lavoro indennizzi anche le altre spese sostenute dal lavoratore per l’acquisto di servizi dei quali non potrà godere a causa del richiamo e non rimborsabili (per esempio prenotazioni di viaggi o alloggi)
  • il lavoratore indichi al datore di lavoro, al momento in cui gli venga comunicato il richiamo dalle ferie, l’ammontare delle spese di cui richiederà il rimborso (per ogni valutazione sull’opportunità di confermare o ritirare la richiesta di richiamo)
  • il richiamo dalle ferie sia motivato da esigenze serie e impreviste.
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